domenica 4 ottobre 2009 | Autore: PB
D'ora in poi, la faccenda si fa torbida, quindi abbiamo deciso di omettere la maggior parte dei cognomi dai post.

Il nostro blog vuole essere una commedia, in cui tutto va sempre a finire bene, ma ogni commedia che si rispetti deve iniziare con il suo giretto all'"inferno"; l'episodio di oggi riguarda proprio questo.

Il lunedì seguente il nostro arrivo, Paolo ha cominciato a lavorare al Center for Advanced Technology for Large Structural Systems (ATLSS) della Lehigh University. Tutta la famiglia Bocchini è andata allegramente a fare una gita sul cucuzzolo della montagna per visitare l'ufficio di Paolo, conoscere i colleghi e, soprattutto, sbrigare alcune pratiche importanti di registrazione immigrati. Da quel momento in avanti, le nostre giornate sono continuate con una certa stressante routine. Paolo passava circa mezza giornata in ufficio e l'altra mezza a fare giri nei quali spesso non si concludeva nulla (cercare un auto, indagare in concessionarie loschissime per trovare pratiche ai limiti della legalità che ci permettessero di comprarne una in fretta, provare ad ottenere una carta d'identità per la Pennsylvania, fare un contratto per un cellulare, aprire un conto corrente...). Il tutto condito con una notevole angoscia dovuta al fatto che il GPS funzionava a momenti alterni, tipo un minuto sì, e 2 ore no. Ogni volta che si usciva di casa, era un viaggio della speranza... Di conseguenza, le notti erano dedicate al vano tentativo di far funzionare correttamente il nuovo GPS. La Nico rimaneva chiusa nella camera d'hotel con la Sarina, perché non c'era molto altro da fare fuori di lì. Il tutto condito con pasti a base di hamburger o similia, che dopo una settimana diventano davvero indigeste. Fra i vari problemi, il più serio era che abbiamo scoperto che l'assicurazione sanitaria di Lehigh ci avrebbe coperto solo a partire dal 1 settembre, quindi avevamo davanti più di due settimane scoperte. Naturalmente, non potevamo permetterci un tale rischio, considerando che Sara aveva meno di 3 mesi, ma un'assicurazione "ponte" per arrivare al primo settembre ci sarebbe costata circa $3000. Mai inconveniente fu tanto propozio, perché ci ha portato ad incontrare Ann: una persona che non solo ci ha trovato una buona copertura assicurativa per soli 80$, ma ha anche avuto un ruolo cruciale nel seguito della storia, e sarà protagonista di uno dei prossimi episodi. In mezzo a tutto questo, le nostre giornate (e nottate) scorrevano rapidissime e non vedevamo l'ora di poter prender possesso dell'appartamento per cominciare a sistemarci. Così è finalmente arrivato il venerdì pomeriggio e l'appuntamento con André, il protagonista di questo episodio.

Andrè, è il precedente inquilino dell'appartamento in cui dovevamo andare e avevamo deciso di incontrarci per il passaggio delle consegne e per farci dare da lui alcuni consigli. Ebbene, purtroppo, appena André ci ha accolti, ci siamo resi conto che le prime impressioni della Nico erano tristemente esatte (come solitamente accade), anzi, l'appartamento era in condizioni decisamente peggiori di quanto ci potessimo immaginare. Le scale erano rinforzate con il nastro adesivo perché le enormi fessure che sfoggiavano non si aprissero troppo, le finestre erano saldate dalla vernice e non si aprivano (una aveva persino il vetro rotto), il lampadario era rotto e sembrava che dovesse cadere da un momento all'altro, la "cucina" sembrava uscita da un film dell'orrore, il pavimento si stava "sfogliando" in molti punti e in bagno era addirittura sfondato (non scherziamo, c'era un buco, largo circa 40cm, coperto da una pellicola adesiva), e potremmo andare avanti con la lista molto a lungo. Abbiamo persino foto e video, ma ve li risparmiamo. Il brutto è che noi avevamo fissato quell'appartamento dall'Italia per un anno proprio perché avevamo visto le foto e ci eravamo fidati di André. Con qualche magia, da angolazioni improbabili, André era riuscito a scattare foto che facessero sembrare l'appartamento carino. Era stato anche molto attento nell'elencarci tutti i pregi (?!?) che aveva e come unico difetto aveva fatto presente che durante l'inverno il riscaldamento era stato leggermente insufficiente, ma aveva risolto tutto con un termosifone portatile, gentilmente offerto dal proprietario. Potete immaginare quanto fossimo stupiti quando, invece, durante il nostro incontro André era il primo a riconoscere gli enormi problemi dell'appartamento! Ci ha raccontato che in realtà il termosifone portatile non ha risolto nulla, perché lui comunque indossava in casa i guanti di lana e alcune notti ha dovuto dormire con la giacca a vento. La sua ragazza, che era venuta dalla Francia a prenderlo, ci spiegava che per quanto si sforzassero di pulire, quel posto era sempre irrimediabilmente sporco, infatti camminando in cucina le suole si attaccavano al pavimento (davvero, si attaccavano, e nemmeno noi siamo riusciti a farci nulla!). Il motivo per cui André non ci abbia detto tutte queste cose prima resta ancora un mistero. Noi crediamo che sia perché in fondo lui si fosse trovato sinceramente bene in quel posto. Abbiamo capito che in realtà non ci è mai stato: era in ufficio dalle 7.15 di mattina alle 11 di sera, spesso anche nei weekend. E quello era per lui solo un posto vicino all'ufficio in cui dormire. Con la giacca a vento.
La realtà ha superato ogni fantasia quando Paolo ha chiesto ad André di mostrarci la lavanderia.

P: "Ok, André, il proprietario ci ha detto che ci sono anche una lavatrice ed un'asciugatrice disponibili in cantina, ci porti a vederle?"
A: "Sì, certo, ma è meglio che venga solo tu."
P: "No, sarà Nicoletta a doverci andare la maggior parte delle volte, quindi è meglio che tu spieghi a lei come si fa."
A: "No, no, davvero, lei non deve venire, è pericoloso!"
P: "Che vuol dire 'pericoloso'?!?"
A: "No, davvero, non deve venire, con la bambina... non deve venire."

A quel punto abbiamo insistito e, seppure riluttante, André ha acconsentito ad accompagnarci in cantina. Per accedervi, si deve uscire di casa, andare sul retro ed aprire due portelloni sul pavimento sgangherati. Attraverso di essi si scende per una scala stretta, ripida e insicura in un antro dominato da cianfrusaglia, ragnatele e umidità in cui in un angolo era incastrata una lavatrice e in un altro un'asciugatrice. André ha esortato Paolo a fare molta attenzione quando avesse tolto i panni dalla lavatrice, perché nel caso gli fosse scivolato qualcosa e fosse caduto sul pavimento, sarebbe stato necessario rilavarlo. Paolo ha annuito, ma dentro di sè pensava che se qualcosa avesse toccato quel "pavimento" sarebbe stato meglio buttarlo direttamente via.
Nicoletta, Sara e la ragazza di André, saggiamente, non erano scese, e quando Paolo è risalito dalla grotta si è accorto che sebbene la Nico stesse cercando di nasconderlo, stava piangendo. Senza bisogno di stare a raccontare ulteriori dettagli, quel posto era un disastro. Noi ci eravamo dovuti fidare, perché era l'unico per il quale potevamo avere informazioni dettagliate e disinteressate dal precedente inquilino. L'alternativa sarebbe stata venire in America senza nessun appoggio sicuro, e farlo con una bambina di tre mesi non ci sembrava saggio. A quel punto eravamo incastrati perché avevamo firmato un contratto annuale per un posto che poteva essere accettabile come dormitorio per un ragazzo, ma non come casa per una famiglia.

Metre tornavamo all'albergo, non sapevamo cosa dirci e hanno regnato lacrime silenziose. Arrivati in camera, abbiamo avuto un'altra brutta sorpresa, forse per il nervoso, forse per una settimana di alimentazione sbagliata, per la prima volta il latte della Nico cominciava a scarseggiare. Oggi non è certo un dramma se una madre non può allattare la figlia, ma in quel momento sembrava che tutto stesse andando a rotoli. Paolo ha dovuto lasciare la Nico in crisi in camera ed andare alla ricerca di qualcosa per risollevarla e nutrirla. Il problema era... cosa? Il GPS ovviamente anche quella sera non aiutava, ma per fortuna Paolo era riuscito a ritrovare il grande supermercato che gli Akiyama ci avevano mostrato il primo giorno. Lì ha comprato prosciutto cotto che sapesse di prosciutto cotto, carote e insalata già lavati e tagliati, mozzarelle con un aspetto invitante e persino pita greca, che si può ritenere il miglior surrogato della piadina romagnola. Così, quella notte, Paolo è tornato trionfante e abbiamo consumato una specie di piadina (scaldata nel microonde) con cotto e mozzarella, un po' di verdura fresca e concluso con una macedonia di frutta (industriale). Nel frattempo, anche Sara aveva mangiato, perché la crisi del latte si era rivelata solo temporanea.

Il problema della casa restava, ma con lo stomaco pieno e la gola finalmente soddisfatta, siamo potuti andare a letto. Ovviamente nessuno è riuscito a chiudere occhio, ma avevamo ancora chiaro di poter contare l'uno sull'altra ed eravamo pronti ad affrontare, la mattina dopo, il protagonista del terzo episodio: John.

P
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4 commenti:

On 5 ottobre 2009 05:46 , Ale ha detto...

Incredibile! Pratiche ai limiti della legalità per una macchina o una carta d'identità? Se non fosse che ci siete passati mi verrebbe da ridere. Per la casa beh... il nastro americano (quello bello grosso e grigio) è famoso per essere resistente, no? E allora no problem! ;-)

 
On 5 ottobre 2009 17:41 , mae ha detto...

Ok .. ora dopo un post del genere .. non potete far passare troppo tempo prima di continuare il racconto .. altrimenti non chiamatela commedia :)
Un abbraccio
Maè

 
On 5 ottobre 2009 18:13 , Rita ha detto...

Sono d'accordo...sfioriamo il tragico, ragazzi non lasciateci in sospeso così...

 
On 5 ottobre 2009 21:21 , Francesca ha detto...

Sorridiamo perche` si intuisce che tutto e` finito bene...
...comunque complimenti per la forza d'animo!!!